L'albero della Conoscenza

Where is the Life we have lost in living?
Where is the Wisdom we have lost in Knowledge?
Where is the Knowledge we have lost in Information?
T.S. Eliot, "The Rock", Faber & Faber 1934

Anch'io spesso mi chiedo dove finisca la saggezza mentre inseguiamo la conoscenza; ma anche quale conoscenza si possa mai conseguire annaspando tra i miliardi di dati e di informazioni che sono a nostra disposizione.
L'informazione, per sua natura, è corpuscolare, quantificabile, mercificabile, obiettiva, esterna, trasferibile, incontrovertibile, trasparente, autonoma; ha una forma e può essere generata, trasmessa, memorizzata, inviata, distribuita, prodotta e consumata, cercata, usata, compressa e duplicata. Ma una informazione da sola non produce necessariamente un senso... deve essere scambiata, confrontata, criticata, valutata, metabolizzata perché sia in grado di produrre conoscenza, nel senso di essere in grado di produrre cambiamenti, realizzare connessioni in termini di reale integrazione e reale elaborazione, creazione di nuovi saperi per la trasformazione e lo sviluppo della persona.
La conoscenza è un processo proprio dell'uomo ed è personale, soggettiva, intrinsecamente locale piuttosto che oggettivamente esistente ed è modellata dalla percezione e dalla esperienza del soggetto conoscente; è comprensione e quindi presuppone consapevolezza. Comprendere vuol dire acquisire capacità di scelta, appunto e di interpretazione, di maturazione di idee e di opinioni ma può attuarsi ed arricchirsi solo se può essere trasferita e comunicata ad altri; altrimenti diventa uno strumento di potere che crea soltanto condizionamenti e annulla il potere critico del ricevente.
Il dialogo/confronto fra individui supera l'ostacolo dell'ideologia, per aprirsi al realismo di una conoscenza che lasci parlare le cose, nell'ascolto della natura e nell'ascolto dell'altro, nella verifica e nel confronto reciproco; nel farsi consapevole dell'incompletezza del proprio metodo di fronte allo svelarsi dei diversi gradi di complessità, ma anche di imprevedibilità del reale.

Uomo colto (uomo saggio) è colui che non esclude, per indifferenza, pregiudizio o scarsa onestà intellettuale, alcun contributo importante nella formazione dei propri giudizi e dunque anche nella determinazione delle proprie scelte.

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